L'ACCORDO TRA REGIONE E GOVERNO SUL DANNO DI TAV

E’ stato sottoscritto il 19 luglio 2002 un accordo che sembra mettere a disposizione circa 53 milioni di Euro per le  aree danneggiate da TAV: il Mugello, Sesto Fiorentino e  alcune zone   in Emilia Romagna.

Dopo l’ulteriore gravissimo scippo d’acque alle montagne del Mugello (attualmente dalla finestre di Marzano e di San Giorgio escono  più di 400 litri al secondo, mentre dalla galleria e dalle finestre di Firenzuola escono più di 350 litri al secondo)  e la paura della richiesta di  referendum consultivo sul danno ambientale nei comuni di Borgo San Lorenzo e Scarperia, proposto dalle Associazioni Ambientaliste (Legambiente Mugello, WWF, Italia Nostra e Comitato Luco Grezzano) e fatto proprio dal costituendo Comitato per il Mugello, la Regione Toscana e i comuni del Mugello hanno tentato di portare a casa  a tutti i costi e velocemente un risultato.

L’Assessore all’Ambiente della Regione, Tommaso Franci, il 10 luglio 2002 dichiarava: “E’ necessaria una rapida revisione degli accordi procedimentali …… questa è l’unica possibilità che può essere data per salvare il salvabile e l’unica alternativa al contenzioso per il danno ambientale”.

Ed infatti velocemente e senza troppo pensarci il Presidente Martini ha firmato il nuovo accordo e ha dichiarato  questa è una grande giornata”.

Che coraggio!! Non è stata né ci potrà mai essere nel futuro e sotto l’aspetto ambientale una grande giornata per il Mugello che, comunque sia, non  tornerà com’era: i fiumi, le sorgenti, l’ habitat naturale di questo territorio sarà per sempre compromesso.

Ma noi vogliamo entrare nel merito dell’accordo perché vogliamo comunque capire oggi, di fronte agli acquedotti vuoti e alle enormi difficoltà delle imprese agricole, quale risultato la Regione ha portato a casa. 

Quindi dopo un attento esame dell'accordo sottoscritto tra Ministro dell'Ambiente,  Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ,  Regione Toscana, Regione Emilia Romagna, Rete  Ferroviaria Italiana  e TAV si rileva:

 

·         Un evidente  conflitto di interessi: uno dei firmatari, il Ministro dei Trasporti Lunardi  è parte in causa sul danno provocato al Mugello in quanto progettista delle gallerie. Tra l'altro il Ministro nel 95 era sicuramente al corrente della possibilità di drenaggio di risorse idriche con la costruzione di gallerie nell’Appennino: infatti lui stesso era il progettista delle gallerie del Gran Sasso che nel 1969 fecero perdere alla montagna milioni di metri cubi di acqua; la falda con il traforo perse 600 metri di quota e ben 63 atmosfere di pressione.

 

·         L'Accordo non prevede l'impermeabilizzazione delle gallerie del Mugello, unica e sola modalità per fermare l'emorragia dei nostri fiumi. Anzi, per Monte Morello l'accordo favorisce TAV in quanto permette di impermeabilizzare le fratture da cui fuoriesce l'acqua solo dopo che sono state trovate piuttosto che prima, come invece prevedeva l'accordo procedimentale del 1998.  A scopo evidentemente precauzionale l’accordo  prevede la necessità di realizzazione di nuovi acquedotti a Sesto Fiorentino.

 

·         Al contrario appare molto chiaro l’impegno che la Regione Toscana assume per garantire rapidamente a TAV il reperimento di 900 mila tonnellate di materiali inerti pregiati, necessari (e non previsti come ovvio nello Studio di Impatto e nel progetto esecutivo) per il completamento dell’opera. E’ questo un ennesimo vergognoso atto di questa vicenda miliardaria: ma dov’erano i tecnici della Regione Toscana quando si trattava di contabilizzare le quantità di inerti davvero necessari, quelli utilizzati in galleria e quelli inviati da altre parti?

 

·         Le opere di ripristino ambientale sono per lo più acquedotti, invasi di montagna e  di pianura  ed un invaso di circa 300.000 mc. da utilizzarsi anche per produzione di energia elettrica.

La realizzazione degli acquedotti da parte di TAV è un atto dovuto e non può considerarsi un risarcimento del danno: infatti il danneggiamento di impianti di acqua potabile è reato ed è perseguibile per legge. Già accordi precedenti e prescrizioni emesse anche a seguito del sequestro della magistratura fiorentina prevedevano l’obbligo di realizzazione di nuovi acquedotti.

La realizzazione degli invasi suscita perplessità in relazione soprattutto alla fase costruttiva in montagna e alla fase successiva di gestione: è storia conosciuta nel Mugello che l’ordinaria  manutenzione di piccoli invasi come quello di Marradi, Londa, Vicchio diventano veri e propri drammi tecnici e finanziari.

Sull’invaso più grande le nostre perplessità aumentano: si parla di un qualcosa che ancora non è localizzato né tanto meno progettato.  Vedremo.

Nella sostanza crediamo che si voglia utilizzare l’acqua della galleria per gli acquedotti non solo del Mugello ma anche per le città vicine (Area metropolitana fiorentina a Sud e Imola a Nord). 

 

·         La copertura finanziaria dell’accordo è un enorme punto interrogativo. Gran parte dei finanziamenti sono legati alla Finanziaria 2003 che già si deve far carico di una manovra di rientro del deficit di decine di miliardi. Tra  l’altro ad oggi non sappiamo se questa partita finanziaria seguirà la TAV e quindi se sarà legata ai denari di Infrastrutture S.p.A., dove TAV è stata collocata. 11 milioni di euro saranno liquidati da TAV alla Regione per gli acquedotti solo “in funzione dell’avanzamento effettivo delle attività/lavori” Di conseguenza la Regione dovrà anticiparli e girarli all’ATO e a Publiacque perché intanto realizzino le opere. TAV naturalmente non aumenterà la propria fideiussione bancaria: ha già dato troppo. 

 

In definitiva questo accordo non è una transazione sul danno e forse non è nemmeno un nuovo accordo procedimentale: forse è  solo uno sforzo (quanto vero ancora non si sa) della Pubblica Amministrazione per evitare che ulteriori gravi responsabilità ricadano su di lei.

Sarà comunque inevitabile che la Pubblica Amministrazione paghi per quello che è accaduto nel Mugello: se non lo farà consenziente lo farà condannata da procedimento civile per danno ambientale. 

D’altra parte la maggior responsabilità per gli errori commessi nella progettazione e costruzione di questa grande opera pubblica ricade proprio sulla Pubblica Amministrazione: il Ministero dell’Ambiente dette il parere favorevole nel 95, la Regione Toscana (all'epoca presidente Vannino Chiti) non volle vedere gli enormi problemi di impatto, i Comuni accettarono contropartite inutili e pesanti che anziché tutelare gli interessi veri dei cittadini e dei territori hanno privilegiato i grandi interessi privati.