IL RICORSO ALLA MAGISTRATURA

In questo quadro di condivisione totale della grande opera pubblica  da parte dei politici  e degli amministratori locali (i cavatori hanno sostenuto direttamente alcune campagne elettorali), era ovvio che le richieste di volta in volta formulate dalle associazioni ambientaliste cadessero nel vuoto: Legambiente Mugello che pur ha continuato e continua nel tentativo quotidiano di coinvolgere le amministrazioni locali (per la verità sempre più sorde, impaurite ed arroccate) ha fatto ricorso direttamente o con le altre associazioni ambientaliste e i cittadini del Mugello all’intervento della magistratura presentando esposti sulle emergenze principali.

Gli esposti

Esposto  dell’ 11 agosto 1999 in cui viene segnalata la  presenza di oli minerali e idrocarburi  nei fanghi provenienti dalle gallerie e utilizzati per la produzione di calce o mischiati con gli inerti per la realizzazione di sottofondi stradali o come recupero ambientale delle cave.

Veniva chiesto alla magistratura  se era regolare il riempimento con gli inerti contaminati della  cava di Cardatole che si estende lungo il fiume Sieve sulla falda che approvvigiona i pozzi di Borgo San Lorenzo (le intese sottoscritte per la concessione prevedevano riempimenti con granulometrie e tipologie omogenee all’escavato)

 

Esposto del 17 maggio 2000, sottoscritto da a un migliaio di cittadini del Mugello oltre che da Legambiente Mugello e Italia Nostra,  che in relazione ai fenomeni di drenaggio di acque sotterranee utilizzava documentazione pubblica per far emergere palesi incongruenze e pesanti responsabilità   

 

La Magistratura intervenendo con i sequestri ha evidentemente rilevato la fondatezza degli esposti. 

In pratica sta accadendo che la Magistratura gioca  un ruolo determinante per la salvaguardia dell’ambiente perché questo ruolo non lo hanno svolto gli enti preposti:

·        La Regione Toscana, che non ha mai attuato il rafforzamento di ARPAT che aveva promesso nel luglio del 2000 dopo le prime intercettazioni di acqua; che più volte ha dichiarato di voler ridurre l’escavazione di inerti (del resto prevista dalla legge regionale che obbliga al recupero)  ed ha invece sempre approvato tutte le richieste di apertura di nuove cave da parte di TAV e CAVET compreso il pericolosissimo ampliamento della cava di Cardetole (una delle cave sequestrate)  che si trova all’interno dei 150 mt protetti  dalla legge Galasso lungo il fiume Sieve;     

·        La Provincia di Firenze, competente in materia di rifiuti, che a quanto ci risulta non è mai intervenuta  sulla vicenda  degli inerti inquinati;

·        Gli enti locali del territorio, che hanno teso sempre a minimizzare la situazione nonostante potessero disporre del supporto di  tecnici esterni assunti per controllare l’opera e  pagati con i denari di TAV.