| Variante di valico / Legambiente Toscana sulla Valutazione di Impatto Ambientale |
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(Il documento di Legambiente Toscana relativo alle osservazioni sulla variante di valico autostradale, tratto Bologna/Firenze)
Firenze, 12.04.2001
Alla REGIONE TOSCANA
Area extra – dipartimentale Sviluppo Sostenibile
AL MINISTERO DELL’AMBIENTE
AL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
Oggetto:
Valutazione di Impatto ambientale
sulla Variante di Valico
La
Valutazione di Impatto Ambientale in Italia considera ambientalmente ogni
opera singolarmente, in un inquadramento programmatico spesso privo anche
delle più tradizionali valutazioni di ordine strategico, mentre in realtà
i grandi interventi strutturali andrebbero ponderati in un contesto più
ampio di interventi alternativi che vanno comparati tanto dal punto di
vista ambientale, come da quello economico e sociale. Ed il caso della Variante di valico, così come quello della Ferrovia ad Alta Velocità e di tanti altri tracciati autostradali e non, esula da un contesto complessivo di valutazione di costi-benefici, di proiezioni nel futuro che tengano di conto delle esigenze trasportistiche nazionali ed europee in grado di garantire uno sviluppo sostenibile e durevole come appunto indica l’Unione europea.
1)
Inquadramento generale
Vogliamo quindi qui ribadire, come Legambiente ha già fatto in tante altre occasioni, l’assoluta necessità di organizzare, prima di procedere con la realizzazione di ulteriori infrastrutture trasportistiche di grande impatto, una Conferenza nazionale dei trasporti che possa indicare le strade future per razionalizzare ed orientare la necessità di mobilità. In questo quadro la necessità di contenere la mobilità su gomma risponde anche alla scelta di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di gas climalteranti che il nostro paese si è impegnato a raggiungere sottoscrivendo gli obiettivi della Conferenza di Kyoto.
2)
Incompletezza e stato confusionale dell’informazione
Entrando
nel merito degli elaborati depositati dalla Società Autostrade
nell’Ufficio di Via Bardazzi della Regione Toscana si deve osservare che
tali studi non si presentano assolutamente come un vero e proprio studio
di impatto ambientale e
questo rende molto difficile l’esprimere le osservazioni previste dalla
Legge in sede di istruttoria.
Anche
perché il parere favorevole già emesso alla fine degli anni “80 dal
Ministero dell’Ambiente non può essere considerato valido, non solo
perché oggi la normativa sulla VIA è diversa da quella di allora, ma
soprattutto perché opere connesse con il progetto e a forte impatto
ambientale e sociale sono state progettate o previste successivamente a
quella data. Questo vale per la Bretella di raccordo tra Firenzuola e la
Variante, le cave di Galliano e Sasso di Castro.
Legambiente
non è a conoscenza della pubblicazione su quotidiani nazionali e
regionali dell’annuncio obbligatorio d’inizio della procedura di VIA a
seguito del deposito del progetto relativo alla variante di valico.
Tutto
ciò premesso Legambiente intende comunque presentare le proprie
osservazioni, precisando comunque che la documentazione era
presentata in modo così voluminoso, irrazionale e disomogeneo che è
stato impossibile essere certi di aver individuato anche solo una minima
parte delle problematiche ambientali che la realizzazione di tale opera
comporta.
All’atto
della consultazione la documentazione risultava non timbrata e senza
indice, mancavano fascicoli o dispersi o in consultazione da parte dei
funzionari della Regione, anche perché gli elaborati erano stati
consegnati all’Ente Regionale dalla Società Autostrade in copia unica.
Non
risultava alcun documento descrittivo delle risultanze della escavazione
dei cunicoli pilota che avrebbero dovuto essere lunghi circa 9 Km e che
avrebbero dovuto consentire di conoscere l’esatta natura del sottosuolo.
In
gran parte della cartografia e delle relazioni consultate manca l’invaso
di Bilancino, così come non erano segnalate le sorgive presenti nella
zona di realizzazione dell’opera per almeno 1 km per lato.
3)
Sui principali impatti ambientali
Il
progetto in oggetto disattende pienamente la Legge Regionale Toscana n°78/98
che afferma “La Regione favorisce e incentiva il recupero delle aree di
escavazione dei residui provenienti dalle attività estrattive e di quelli
ad essi assimilabili derivanti da altre attività anche al fine di
minimizzare il prelievo delle risorse non rinnovabili” Non sono previsti
recuperi di materiali estratti dalle gallerie, anzi è prevista
l’apertura delle due cave di Galliano e di Sasso di Castro,
contrariamente perfino alla Mozione approvata in questi giorni dal
Consiglio regionale della Toscana. Nel progetto relativo alla bretella di
Firenzuola la parte dedicata agli inerti e alla loro sistemazione risulta
completamente assente.
Manca
in questo senso completamente uno studio sulle tipologie di materiale che
verranno estratte dalle gallerie e la possibilità del loro riutilizzo per
la realizzazione di calcestruzzo. Questo anche difformemente
dall’esperienza della costruzione della galleria del San Gottardo in
Svizzera che ci pare significativa: in questo caso tutto il materiale
scavato è stato riutilizzato evitando la impattante previsione di cave di
prestito. E’ così diminuito in modo consistente la necessità di
utilizzare mezzi di trasporto di materiale inerte e si sono ridotti
fortemente l’inquinamento ambientale in termini di rumore, polveri,
emissioni inquinanti.
Riteniamo
quindi che sul capitolo inerti si debba necessariamente azzerare lo studio
e ripartire con una metodologia che tenga assolutamente conto della
assoluta necessità del recupero affinché non avvengano ulteriori scempi
nel territorio (si rimanda a questo proposito alle osservazioni presentate
dai comitati di Galliano e di Sasso di Castro).
Una
risorsa naturale che sicuramente verrà intercettata, manomessa, inquinata
sarà l’acqua. Già l’esperienza dell’apertura di scavi in galleria
dovuti all’intervento di TAV ha avuto pesanti ripercussioni in questo
territorio (sparizione nel Mugello di fiumi, torrenti, sorgive e pozzi e
contestualmente il manifestarsi di enormi venute d’acqua in galleria che
hanno più volte inquinato fonti idriche e costretto addirittura alla
chiusura di tratti di galleria). Nella valutazione di impatto della
Variante di valico e nel progetto della bretella di Firenzuola non risulta
sia stata presentata una relazione sulle modalità di scavo e di
rivestimento delle gallerie, così come non ci risulta siano previsti
particolari interventi e indicazioni per la salvaguardia delle risorse
idriche e il possibile riutilizzo dell’acqua drenata.
Sottolineiamo
come estremamente grave la mancanza di monitoraggi sulle risorse idriche
superficiali (tranne che per il torrente Stura), di conseguenza non sono
descritte le procedure per la mitigazione degli effetti di drenaggio e
impatto. Addirittura per la bretella di Firenzuola non ci risulta la
presenza di alcuna valutazione di carattere idrogeologico pur conoscendo
il rischio quasi scontato di scomparsa della sorgente dell’acqua Panna e
dell’acqua Palina.
Manca
la relazione in ordine al problema dei rumori: nella fattispecie non solo
non si è trovato traccia di interventi per l’abbattimento dei rumori ma
non si è trovato nemmeno un monitoraggio delle abitazioni poste
all’interno dell’area dei lavori soggette a subire l’inquinamento
acustico.
Nello
studio di impatto non è stato trovato alcun riferimento alle modalità
relative ai flussi informativi: non si conoscono i soggetti preposti a ciò
né i mezzi con i quali forniranno l’informazione. Siamo pertanto
preoccupati dei riflessi della mancata informazione sulla popolazione e
sulle associazioni che la rappresentano soprattutto in considerazione
delle prevedibili conseguenze ed emergenze.
4)
Sugli impatti complessivi ambientali, sociale ed economici in Mugello
Ed
ancor più grave è la completa assenza nello studio di ogni e qualsiasi
riferimento ai pesantissimi impatti che quest’area sta subendo per la
costruzione della ferrovia ad Alta Velocità, impatti che in molti casi si
sommano e si incrociano con quelli relativi alla costruzione della
Variante di valico e delle opere connesse.
L’Alta
Velocità ha creato e creerà danni irreversibili: come già detto gli
scavi di galleria hanno provocato e provocheranno la perdita irreversibile
di importanti e preziose risorse idriche che stanno completamente
sconvolgendo l’ecosistema appenninico a pochi chilometri dall’area
interessata ai lavori della variante di valico.
Eclatante
e assolutamente incredibile è la previsione della bretella di raccordo
tra Firenzuola e il nuovo tracciato autostradale: ebbene tale opera
(concessa come contropartita al Comune di Firenzuola per il sì
pronunciato nella conferenza dei servizi sull’alta velocità) oltre a
prevedere opere pesantissime all’interno dell’alveo del Fiume Santerno
(già abbondantemente impattato dall’alta velocità) prevede la
realizzazione di un tunnel sotto il Passo della Futa che andrà ad
intercettare le sorgenti della famosa Acqua Minerale Panna mettendo quindi
in pericolo oltre alla risorsa anche più di un centinaio di posti di
lavoro (a proposito delle interferenze idrogeologiche vedi le osservazioni
presentate dal Comune di Scarperia supportate da pareri di geologi).
E
tutto ciò accade in un Comune che da anni sopporta nel proprio territorio
cantieri, escavazioni, opere di viabilità, che vedrà la realizzazione di
gran parte del tratto allo
scoperto del tracciato ferroviario, che ha visto la intercettazione di
risorse idriche.
Può
un Comune così piccolo, geograficamente fragile che ospita anche una
struttura problematica come l’autodromo internazionale Ferrari,
sopportare il peso di due interventi così pesanti e impattanti nello
stesso tempo?.
Questa
situazione si ripete anche nel Comune di Firenzuola, che ha subito i
maggiori disagi a causa dell’Alta Velocità: l’enorme cava di Sasso di
Castro, ben 6 cantieri, problemi infiniti di polvere e di rumori,
intercettazione già avvenuta di decine di sorgenti e pozzi e nella
prossima estate intercettazione certa del torrente Veccione che bagna
Badia di Moscheta (una delle zone più belle dell’Appennino Toscano,
area SIC e Demanio regionale) e del torrente Diaterna che poi si getta nel
Fiume Santerno.
Lo
studio di impatto ambientale non prevedeva queste intercettazioni ed oggi
si studiano improbabili interventi per riportare l’acqua nei fiumi.
Questo
territorio, già così provato dall’alta velocità e con la presenza di
circa 90 cave dedicate all’estrazione di pietra serena, parteciperà
alla realizzazione della variante con il raddoppio estrattivo (circa 5
milioni di metri cubi di inerti) della cava di Sasso di Castro. Il Sasso,
raro biotopo geologico in area SIC, scomparirà. Tra l’altro la cava
oggi in funzione per TAV è stata più volte controllata e denunciata da
Arpat e si segnalano problematici movimenti franosi, cui nello studio non
si fa riferimento.
Ma
nello studio di impatto sulla variante non c’è traccia di
considerazioni nel merito così come non una sola riga è dedicata al
raddoppio dei flussi di traffico sulla viabilità circostante e nei
confronti degli abitanti già provati da anni di lavori per l’Alta
Velocità.
Per
concludere, riteniamo che lo studio di impatto ambientale sulla
variante di valico non contiene gli elementi sufficienti per permettere al
Ministero dell’Ambiente di formulare il proprio giudizio ed è in pieno
contrasto con le indicazioni formulate in varie sedi dalla Regione
Toscana.
L’esperienza
nel Mugello per la realizzazione della Ferrovia ad Alta Velocità, gli
errori commessi e solo tardivamente ammessi dal Ministero dell’Ambiente
in sede di previsione degli impatti, crediamo debbano essere un punto da
cui partire nella valutazione di Impatto Ambientale della Variante di
Valico: un’opera di tale portata non può essere oggetto di nessuna
improvvisazione. Di fatto partire con i lavori sulla base della
documentazione che è stato possibile osservare in Regione sarebbe un
grave errore. In questo senso Legambiente si riserva anche di ricorrere ulteriormente anche all’Unione europea. Legambiente Toscana |